Fondazione Ruffilli - Torna alla Home Page
FONDAZIONE ROBERTO RUFFILLI
Ente Morale Riconosciuto
Codice Fiscale 92015140400
Corso Diaz, 116
47121 Forlì
Tel/Fax 0543 26192
Email:
Crediti: Officinemedia

Ricerca

Fra i pilastri fondativi della Fondazione Ruffilli, oltre all’organizzazione di eventi pubblici e al mantenimento della memoria della sua figura, si ritrova l’attività di stimolo e di promozione di nuove ricerche sulle tematiche care al professore-senatore.
Si tratta di grandi progetti, articolati su più anni e coordinati con prestigiosi partner nazionali ed europei, volti a rendere operative e fattivamente concrete le migliori competenze teoriche elaborate in sede universitaria.

dalla sussidiariet alla solidariet sociale le politiche per loccupazione e la coesione sociale nelle regioni deuropa fLa prima ricerca promossa dalla Fondazione ha avvio nel 2001 e presenta i suoi risultati editoriali il 28 marzo 2003, in occasioni del convegno “Dalla sussidiarietà alla solidarietà sociale: le politiche per l’occupazione e la coesione sociale nelle Regioni d’Europa”.
Il volume che fa da precipitato materiale al biennio di lavori vede la curatela di Enzo Balboni (Università Cattolica di Milano), di Elisabetta Gualmini (Università di Bologna, sede di Forlì) e di Francesco Timpano (Università Cattolica di Piacenza), e viene editato con il contributo del Fondo sociale europeo, del ministero del Lavoro e delle politiche sociali, del Dipartimento per la politica del Lavoro – ufficio centrale OFPL e della Regione Emilia-Romagna.
Obiettivo della ricerca è raccogliere e presentare i contenuti dei programmi per la creazione di una nuova occupazione e per l’inclusione sociale in dieci diverse Regioni d’Europa, nella prospettiva di un spazio geo-politico comune sempre più sottoposto alle pressioni divergenti della competitività e della coesione sociale.

TITOLO: Coesione sociale e politiche attive del lavoro nelle Regioni d’Europa

AUTORI: Enzo Balboni, Elisabetta Gualmini, Francesco Timpano

ANNO: 2003

Nel 2010 vede avvio un nuovo blocco di ricerca con svolgimento biennale

L’attività euristica, demandata a Domenico Guzzo e con la supervisione di Giovanni Tassani, intende gettare le basi di un lungo percorso di recupero e valorizzazione storiografica di alcuni fondi archivistici privati, recentemente donati alle istituzioni cittadine forlivesi.
Lo spoglio dei fondi archivistici “Walter Ronchi” e “Giacomo Paulucci de’ Calboli Barone” – depositati rispettivamente presso la Biblioteca comunale A. Saffi e l’Archivio di Stato di Forlì – parte con l’intento storiografico di lavorare, attraverso fonti sostanzialmente inedite, sul segmento meno indagato della realtà novecentesca italiana: il trapasso socio-culturale e politico degli anni Quaranta, mediato dall’actio destruens del conflitto mondiale, dal regime fascista alla Repubblica.
Quel che s’intende analizzare con la presente ricerca, si riassume nella ricostruzione di un combinato disposto di fattori – di carattere politico, amministrativo, economico e sociale che, a partire anche dalla piazza forlivese, è intervenuto con decisività nel rinnovamento critico della cultura novecentesca italiana, con particolare riferimento alle arti figurative, fra il 1933 e il 1943, esprimendo riverberi diretti almeno sino alla fine della decade.
Principalmente, si vuole mostrare come l’azione di recupero finanziario e di valorizzazione industriale dell’apparato cinematografico statale – all’interno delle frizionanti meccaniche istituzionali di un regime a vana presunzione totalitaria - portata avanti dal 1933 da Giacomo Paulucci de’ Calboli, in qualità di presidente dell’Istituto Luce e dell’Enic (oltre che di consigliere d’amministrazione di Cinecittà e del Centro sperimentale di cinematografia), abbia contribuito ad aprire la strada a un ripensamento ideologico del cinema italiano, e derelato dell’arte visuale tutta. Un ripensamento, scaturito anche dalla pressante esigenza di modernità e di riavvicinamento alla centralità dello sviluppo in atto, di nuove leve borghesi potentemente stimolate dalle promesse e dal maturare d’innovative intuizioni (si pensi alla pioneristica attenzione mussoliniana verso i media di massa) di un fascismo ormai statualizzato.
Il tutto senza tralasciare gli spazi d’intelligenza della transizione intellettuale e ideologica dal tardo fascismo al primo dopoguerra, offerti da alcuni materiali (corrispondenze e raccolte editoriali) dei due fondi in oggetto.